IL DIFFICILE RUOLO DELL’IPPOGENITORE

Dietro ad ogni giovane atleta del mondo del dressage o delle discipline equestri compare quasi
sempre un ippogenitore, talvolta il padre, talvolta la madre o entrambi, che ha un ruolo
fondamentale nel percorso sportivo.
Ippogenitore è un termine ironico che è stato creato per descrivere quei genitori che vivono
l’attività agonistica dei figli con un coinvolgimento particolarmente intenso. Bisogna dire che non è
semplice stare vicino ai più giovani durante le gare. Da un lato chiedono presenza dall’altro si
innervosiscono facilmente per cui il povero genitore spesso non sa più cosa fare, dove collocarsi ,
cosa dire e cosa non dire. Una vera faticaccia! Per poi dover sopportare il malumore dei figli
quando le gare non vanno secondo le aspettative. La pazienza è sottoposta a grandi sfide.
Il supporto di questo genitore e il suo contributo sono spesso determinanti per la crescita sportiva
del ragazzo. Insieme agli istruttori i genitori gestiscono la parte economica, le trasferte, le gare, gli
allenamenti, i controlli veterinari e diventano un po’ degli esperti del sistema.
Molto spesso per loro non è facile trovare un equilibrio tra il sostegno e la pressione,
l’incoraggiamento e le aspettative.
Non è neppure semplice per gli istruttori gestire le varie dinamiche tra genitori e figli a cui va
tuttavia permesso di imparare dagli errori. Spesso la passione dei figli diventa ansia da prestazione
per i genitori e la loro partecipazione emotiva talvolta è così forte da trasformarsi in pressione.
I problemi in particolare nascono quando i risultati agonistici diventano una misura del valore
personale del figlio.
Già il dressage come disciplina si basa sul perfezionismo, sulla valutazione estetica e sulla ricerca
del dettaglio. Il giudizio è una costante e questa cultura della precisione può diventare un terreno
fertile per l’ansia da prestazione dei giovani atleti. E non dimentichiamo che il dressage è una delle
discipline in cui esiste maggiore discrepanza interpretativa tra i giudici.
Per un adolescente, crescere dentro questo sistema significa spesso associare il proprio valore
personale al voto ricevuto in gara. Ed è qui che il ruolo degli ippogenitori diventa decisivo.
Il genitore funzionale è quello che sostiene senza sostituirsi, accompagna senza dirigere, ascolta
senza proiettare. Ma nel mondo equestre questo equilibrio è veramente difficile. L’investimento
economico importante, il tempo dedicato e la forte componente identitaria dello sport portano molti
adulti a vivere i risultati dei figli come successi o fallimenti personali.
Qui subentra l’utilità del mental coach che vedendo le dinamiche in maniera oggettiva può essere
un grande aiuto per istruttori e genitori oltreché ovviamente per i giovani atleti.
Personalmente lavoro con molti minorenni e quindi fa parte del mio lavoro confrontarmi in
contemporanea con i genitori ed essere un filtro tra le due parti.
I ragazzi hanno bisogno di sentirsi liberi di sbagliare, di commettere errori e di imparare da questi.
Le gare sono un grande strumento educativo perché insegnano la responsabilità, la resilienza e il
problem solving. Tutta questa esperienza influenzerà il resto della vita, rapporti familiari, scuola, amicizie. Tramite il percorso di mental coaching gli adolescenti acquisiscono autostima e sicurezza
nei confronti del mondo esterno.
Quello che io riscontro è che spesso i ragazzi montano per non deludere i genitori, gli istruttori,
cercano il risultato per ottenere approvazione. Ma questo crea ulteriori tensioni che inevitabilmente
vengono percepite dal cavallo compromettendo la comunicazione.
Quello che conta nell’educazione di un giovane atleta non è vincere sempre ma aiutarlo a stare bene
dentro e fuori dal campo affrontando le eventuali frustrazioni con costruttività
Non è il punteggio che rimane impresso nella mente di un giovane atleta ma come si è sentito
guardato dagli adulti mentre usciva dal rettangolo.

Articolo a cura di: Monica_Domeniconi_Mentalcoach

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