Judges & CO. – I compiti del giudice

Quante discussioni a bordo campo e nei giorni successivi le gare: troppi punti, pochi punti, troppe differenze …. Purtroppo questo problema è comune in tutte le discipline a giudizio e sono numerosi gli studi statistici per capire perché avviene e come migliorare la corrispondenza dei risultati con la prestazione degli atleti.

Il compito del giudice è ostico, in teoria dovrebbe: conoscere a memoria la scheda di giudizio, movimento per movimento, e in una frazione di secondo dovrebbe analizzare il singolo movimento (che potrebbe prevedere 1 o più andature, transizioni, figure) nei suoi aspetti formali, verificare se sono soddisfatti i punti della Scala del Training, assegnare un voto alla figura parametrato al livello della ripresa (e anche del concorso e dei concorrenti precedenti), dettare dei commenti, controllare che il segretario scriva correttamente, guardare intanto il movimento successivo, ricordarsi gli aspetti salienti per assegnare alla fine i voti di insieme e scrivere dei commenti finali.

Il tutto magari dopo alcune ore di guida, dopo una giornata di giudizi, sotto jet-lag, avendo digerito male la sera precedente, avendo mangiato troppo o troppo poco. Ma soprattutto con una programmazione delle gare che non tiene in alcun conto diversi fattori psicologici.

Tra questi pensate all’attenzione. È dimostrato che la capacità di concentrazione e di attenzione non è costante nel tempo ma che parte “bassa”, aumenta dopo 5 minuti, arriva al massimo attorno a dieci e poi inizia a calare, arrivando al minimo dopo 25 per poi rimanere bassa….

Oltre a questo, l’attenzione segue il ritmo circadiano: bassa all’inizio della mattina, massima in tarda mattinata cala poi negli orari di pranzo per poi risalire nel pomeriggio.

Inoltre la capacità di giudizio e i punti assegnati sono inconsciamente condizionati da moltissimi altri fattori, a parità di preparazione del giudice, tra questi non ultimo il desiderio di non assegnare punteggi troppo punitivi e quello di evitare di avere un risultato finale troppo diverso dai colleghi giudici.

Purtroppo la richiesta di avere un punteggio finale e una classifica più uniforme possibile in teoria sarebbe giusta: se un binomio ha fatto un buon esercizio vorrebbe vederlo riconosciuto da tutti i giudici (un po’ meno se ha fatto un errore….) e la classifica finale dovrebbe rispecchiare la qualità globale della presentazione.

Questo generalmente succede negli altri sport: i giudici assegnano punti alti agli esercizi eseguiti correttamente e punti bassi a quelli mal riusciti. Magari sono in disaccordo sulle situazioni intermedie.

Il dressage è l’unica disciplina che si comporta a rovescio: in uno studio effettuato con giudici e concorrenti di provata esperienza e preparazione, la giuria era concorde negli esercizi di qualità media, per i voti tra 6.5 e 7.5 mentre non lo era più per le prestazioni ottime o pessime, al contrario degli altri sport.

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